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IL
SANTUARIO DELLA MADONNA DI POLSI
Rettore
Don Pino Strangio
Tel. 0964.985888
Ai piedi di Mont’alto, massima cima
del massiccio spromontano, in una profonda e solitaria vallata dalle alte e
scosce
se pareti, sorge il Santuario dedicato alla Madonna della Montagna di Polsi.
Originariamente, forse fu romitorio di uno o più monaci bizantini spinti
verso i confini dell’impero dalla furia iconoclasta degli imperatori
isaurici; o di qualcuno di quei monaci fuggiti dalla vicina Sicilia, sotto
l’incalzare delle orde agarene durante la conquista araba dell’isola nel IX°
secolo, ritiratosi in preghiera in quei luoghi solitari ed inaccessibili.
Poi il sito fu abbandonato; forse a causa dell’estremo disagio e del rigore
invernale.
La leggenda
vuole che nel secolo XI, nel posto dove ora sorge la chiesa, sia stata
rinvenuta da un pastore, una strana Croce di ferro, dissotterrata
miracolosamente da un torello. La Croce è tutt’oggi conservata nel
Santuario. A questo miracoloso rinvenimento si fa risalire l’origine del
monastero che fu, per alcuni secoli, sotto la cura dei monaci dell’ordine di
San Basilio Magno, praticanti il rito greco. Fu questo il periodo
spiritualmente più ricco e intenso del monastero. Verso la fine del secolo
XV, il sacro luogo passò sotto il governo di Abati commendatari, spesso
dimoranti lontano da Polsi, interessati soltanto alle ricche prebende e renditeIl Santuario subì un lento e graduale declino fino al secolo XVII. Fu
durante la prima metà di questo secolo che, il Vescovo di Gerace Idelfonso
del Tufo, iniziò un'ispirata opera di rinascita culturale e religiosa a
favore del Santuario. Programmò ed eseguì una serie
di lavori e ricostruzioni che in breve cambiarono radicalmente il pio luogo.
Ingrandì la chiesa e la rese più accogliente, la impreziosì con stucchi e
decorazioni, secondo l’uso del tempo; fece di una piccola e modesta
chiesetta di campagna, un vero tempio mariano, conservando, però, il bel
campanile bizantino. Ripristinò il convento e le case intorno ; ravvivò nel
popolo della diocesi il culto e la fede verso la Madonna della Montagna, che
del resto non si era mai spento. Il Santuario ritrovò lo splendore
spirituale delle origini e divenne il santuario più conosciuto della
Calabria, meta di pellegrini anche dalla vicina Sicilia.
Nel 1784 la Cassa Sacra, istituita per raccogliere fondi da
destinare alle popolazioni colpite dal terribile terremoto del 1783, fece
requisire al Santuario tutti gli arredi preziosi e le suppellettili sacre.
L'ufficiale che eseguì la requisizione mise insieme più di un quintale tra
oro e argento. Il Monastero subì anche la razzìa del bestiame e delle
derrate alimentari.
Nella chiesa di Polsi si venera un bellissimo
simulacro della Madonna, in pietra tufacea, scolpito a tutto tondo da
maestranze siciliane o napoletane. Nulla si sa dell’arrivo
di questa statua nella valle, a parte le leggende. Alcuni autori, tra i
quali Corrado Alvaro, ritengono che il trasferimento sia avvenuto verso la
metà del secolo XVI. Del secolo XVIII è, invece, la statua lignea della
Madonna ; di essa si conosce la data d'arrivo a Polsi (1751) e il nome del
donatore : Fulcone Antonio Ruffo principe di Scilla.
Il
reperto più misterioso e, per certi versi inquietante, è la strana piccola
Croce di ferro, dalla cui asta centrale si sviluppano due braccia
dalle volute irregolari e singolari, non riscontrabili in nessun altro tipo
di Croce. Sarebbe la Croce scavata dal torello e rinvenuta dal pastore
vagante per i monti, alla ricerca del bovino smarrito, da cui è nato il
culto polsino
Il monastero conserva anche un'antica icona del tipo Brephokratausa
del gruppo iconografico Odigitrìa (La vergine che reca il bambino).
Notevole è la Via Crucis, con le stazioni in bassorilievi bronzei,
culminante con la statua
del Cristo risorto (opera dello scultore calabrese Giuseppe Correale) il cui
itinerario si snoda, per più di un chilometro, su un’erta boscosa, tra
castagni e querce centenarie.

Dello stesso scultore sono le bellissime porte bronzee della chiesa,
istoriate con episodi biblici e scene che ricordano i miracoli attribuiti
alla Madonna.
Preziosi i cancelletti della balaustra dell’altare maggiore, opera del
celebre scultore calabrese Vincenzo Jeraci.
In un piccolo museo, all’interno del Convento, sono
conservati oggetti preziosi di varie epoche, paramenti sacri, immagini,
libri e pergamene, ex voto, che sintetizzano la vera storia del
Santuario.


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