NOTA GEOMORFOLOGICA

            La vallata del Buonamico si estende partendo da pochi metri sul livello del mare fino ai circa duemila di Montalto, presentando una varietà di caratteri geologici, climatici e orografici veramente ampia e singolare.  Partendo dal greto del fiume, dove domina la tipica vegetazione di pantano (oleandro, tamerice, agnocasto ecc.), si va ai calanchi cretosi semi desertici dominati dalla ginestra spinosa, dallo sparto e dal biancospino, per passare poi alle praterie della foresta di Callistro, di Prato inferiore, Flavia, Vorea, Polveraro, Jentile, Palazzo, Livodaci, Cicerati. Salendo ancora s’incontra la zona delle grandi pietre tondeggianti d’arenaria a strapiombo su stretti crepacci: le Pietre di Febo, Pietra Castello, Pietra Longa, Pietra Cappa. Poi inizia la montagna vera e propria, ora aspra quasi impraticabile ed inospitale, ora dolce come un alpeggio svizzero (Tabaccari, Ciarasara, Castanìa, Cerasia). Poi l’alta valle del Buonamico: la zona del lago Costantino ricca di flora lacustre spontanea ; le grandi alture da cui si originano i torrenti di Cannavì, Sibilia e Juncari che con le loro acque alimentano il Buonamico. E ancora : i rilievi di Franco, Cancelliere, Monte Antenna, Cano, Acatti, lo stupendo vallone della Potis, le alture di Afreni, i pianori di Fernìa ed Ustra, la prateria inclinata di Larderia, e giù a scendere fino alle colline ubertose coltivate ad ulivo. Una menzione  a parte merita la Valle Infernale, percorsa dall’alveo del torrente Butramo, vero scrigno naturalistico che conserva miracolosamente intatta la flora primigenia aspromontana. Innumerevoli sono le varietà d' altitudini e di composizione geologica delle varie località montane ed offrono tutte una rigogliosa vegetazione boschiva, quasi incredibile, considerando che il massiccio dell' Aspromonte si trova nel centro del Mediterraneo, non molto lontano dalle zone subtropicali desertiche dell’Africa settentrionale.

 

ASPETTI FLORISTICI E VEGETAZIONALI

- INTRODUZIONE -

          Questa breve esposizione delle specie botaniche più comuni del territorio non può che essere semplice  e comprensibile per tutti, per consentire a chiunque d'avere un’informazione facile e veloce. Si è quindi evitato il ricorso a termini scientifici, l’uso dei quali potrebbe compromettere l’intento sommessamente divulgativo della descrizione. L’esposizione, quindi, anche se fatta per sommi capi, tende a rappresentare la realtà presente del paesaggio botanico della vallata, ricco d'essenze  molto interessanti.

 

  LA FLORA

A causa dell’estrema varietà dei caratteri geofisici e climatici del vasto territorio, gli aspetti floristici della vallata sono molto variegati. Tipica la vegetazione del grato del fiume (pantano)  dove si trovano: l’oleandro, il pioppo tremulo, l’olmo, il mirto, la tamerice, la pulicària, l’acanto, la mentuccia, la nepotella, l’origano, il lentisco, l’agnocasto, la vitalba, l’aloe, la rosa canina, il ricino ecc. Negli acquitrini: la sola o buda, il crescione, il giunco. Nei calanchi cretosi: la ginestra, il cappero, il biancospino, lo sparto, l’ampelodèsmo, la ginestra spinosa, il rovo, la ferola, il finocchio selvatico, l’aneto. Nelle praterie pietrose:  le  orchidee selvatiche,  le cicorie,  i  peri selvatici, i fichidindia, i meli selvatici, le margherite multicolori, gli olivastri,  gli asparagi selvatici, i cardi, la borragine, ecc. Nella macchia mediterranea si trovano tra le altre essenze: la felce, il leccio o elce, il querciolo, il pungitopo, il corbezzolo, il cisto marino, l’erica, le varie famiglie d'euforbia, l’agrifoglio, la robinia. In alcuni microclimi particolari, come la Valle Infernale  si conserva una vegetazione  originaria incontaminata; vi dominano: imponenti faggete, il frassino, il bagolaro, il pino laricio,  l’abete bianco e il pino bruzio. Nei rilievi più alti domina il faggio che arriva fino alla cima di Montalto, ma si trovano anche  grandi abetaie, il pino nero, l’abete canadese, il douglas, il cerro, l’ontano, il carpino, enormi querce di rovere, l’acero, la farnia, la roverella, la quercia da sughero con l’immancabile vischio, il lauro, poi il castagno, il noce. Giù nelle colline, vicine al paese,  l’ulivo e la vite. Da alcuni decenni sono stati introdotte, nel paesaggio floristico  originario, essenze non autoctone, come l’acacia, l’eucaliptus  che nella vallata hanno trovato un'ottima acclimatazione. Meritano di essere ricordate alcune essenze che hanno caratteristiche particolari: la falsa zucca (bryonia dioica) in dialetto culaprena, pianta fortemente diarroica e un'euforbia (latticuni) anticamente usata come  colorante giallo delle stoffe, e il fico selvatico, usato dai pastori come coagulante del latte.

LA FAUNA

             Sebbene alcune specie d' animali, presenti fino allo scorso secolo, siano scomparse dall’Aspromonte per l’incidenza di molti fattori negativi, tra i quali il bracconàggio, l’atropizzazione e la conseguente devastazione d'alcuni siti naturali; la montagna conserva, tuttora, molte varietà della  fauna caratteristica dell’Appennino meridionale ritenute di notevole interesse naturalistico.

Tra i mammiferi vanno ricordati : il lupo presente nell’Aspromonte, ma ormai raro, la martora, la faina, il tasso, il gatto selvatico, la volpe, la puzzola, la donnola, il cinghiale, il riccio, l’istrice molto difficilmente osservabile, la lepre, lo scoiattolo, il ghiro, il driomio  roditore della famiglia dei roditori arboricoli, ormai scomparso nel resto dell’Appennino, il pipistrello, la talpa.

        Tra gli uccelli  più importanti: l’Aquila del Bonelli, lo Sparviero, il Picchio nero, il Picchio rosso, la coturnice, la pernice, ricomparsa da qualche anno dopo un’assenza d'alcuni decenni, il falco pellegrino, il gheppio, la poiana, il nibbio, il gufo reale, il gufo comune, la civetta, l’assiolo, il barbagianni, l’allocco, il falco lanario, la gazza, la ghiandaia, la beccaccia, il tordo, l’allodola, il beccafico, il colombaccio, la tortora, il corvo reale, la taccola, il merlo, il merlo acquaiolo, il fringuello, la quaglia, la cincia, la gallinella d’acqua, la folaga, l’upupa, il verdone, il verzellino, la rondine, il cardellino, il pettirosso, la cinciallegra, di tanto in tanto si possono avvistare anche l’airone bianco e l’airone cenerino e l’anitra selvatica.

        La fauna ittica è presente con anguilla, trota comune, trota iridea, carpa, tinca, granchio d’acqua dolce.

        Serpenti: biscia, biscia d’acqua, biacco, cervone, colubro leopardino, vipera dell’Hugyi.

        Rettili: tartaruga, lucertola, ramarro, geco.

        Anfibi: rospo, rana, raganella, tritone, salamandra pezzata, salamandra degli occhiali.

        Insetti: api, vespe, bombi, calabroni, libellule, lucciole, folene, scarabei, coccinelle, stercorari, cervi volanti, processionaria del pino ecc.

 

 

                                                          

I    FUNGHI

       Moltissime sono le varietà di funghi che si possono trovare nei boschi delle montagne di San Luca. Si segnalano alcune delle specie più comuni:

       Amanita caesarea - ovulo buono molto diffuso nei boschi di querce, latifoglie e castagni. Le varie Amanite tossiche tra cui la terribile amanita phalloides, velenosa mortale e l’amanita muscaria  dagli effetti allucinogeni. L’armillaria mellea o famigliola buona, molto diffusa. Le tante varietà di boleti tra le quali : il Porcino bianco, il Porcino nero, il boletus regius, e molte altre varietà eduli di questa famiglia, ma anche il boletus satanas o porcino malefico. Si trovano le diverse varietà di cantarelli: il gallinaccio, la trombetta dei morti ecc.; le Clavarie tra e quali l’ottima clavaria aurea ; nelle pianure il Coprino chiomato e le varie famiglie dei prataioli; nei boschi anche i pericolosi ed infidi Cortinari, che possono sviluppare la loro azione letale anche a distanza di due settimane; le belle e colorate russole; i vistosi lattari, tra cui l’ottimo lactarius deliciosus; le eleganti lepiote alla cui famiglia appartiene l’eccellente mazza di tamburo; le morchelle; le spugnole; le Vesce.

Fortunato Nocera